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Da Altro Friuli.

Friûl

Un Popolo, una Nazione, una Lingua

Era il 1553 quando Andrea Valvassore detto il Guadagnino dava una chiara definizione del Friuli: « la Patria del Friuli confina da levante con l'Istria e Iapidia al presente detta Carso, da ponente con il territorio trevisano, bellunese, da settentrione con l'Alpe di Alemagna e da mezzogiorno con la parte del mare Adriatico qual è tra il porto del fiume Timavo e Livenza ». Il Friuli è una tipica regione di frontiera che vanta un storia affascinante ma purtroppo costellata da grandi tragedie ed occupazioni militari. Abitato fin dai tempi più remoti, era conosciuto con il mome di Carnorum Regio quindi, ai tempi di Augusto (63 a.C. - 14 d.C.), come X Regio, Venetia et Histria. In questo periodo è la città di Aquileia il centro politico, amministrativo ed economico della Regione: per grandezza la quarta città d'Italia e la nona dell'Impero. E' Attila in persona con i sui Unni nel 452 a mettere fine alla sua potenza. Seguono anni di gravi carestie e dissidi tra latini e barbari fin quando nel 568 i Longobardi, provenienti dalla Pannonia e guidati dal re Alboino, invadono il Friuli. Per 208 anni la storia del Friuli si confonde con quella dei Longobardi ed in particolare con il Ducato del Friuli. Dopo un periodo di lotte e di incursioni da parte di Avari e Slavi, il Friuli va incontro ad anni di forte sviluppo economico, politico, culturale ed artistico. Nel 776 Carlo Magno, re dei Franchi, entra vittorioso in Italia. Nonostante la sconfitta l'eredità etnica e culturale dei Longobardi non sarà mai cancellata. Il dominio franco non riesce a creare condizioni di stabilità; tra il 899 ed il 952 il Friuli subisce la più lunga e devastante invasione: quella degli Ungari. Le conseguenze sono fatali: spopolamento, interruzione delle vie di comunicazione, abbandono delle attività produttive. Dopo alterne vicende il Friuli viene incorporato, prima nella Marca veronese (955 circa), quindi annesso al Ducato di Carinzia (989). Solo dopo il Mille viene avviata, per mano del patriarca di Aquileia, la rinascita materiale e spirituale del Friuli. Questo processo, che porta al riconoscimento giuridico da parte dell'imperatore dello stato patriarcale (3 aprile 1077), rappresenta uno degli esempi più noti di compartecipazione tra chiesa e società, tipici del periodo medievale. All'unità territoriale dello stato friulano viene ad affiancarsi anche un unità etnica-culturale tale da poter essere ormai definita "friulana". Tra il 1204 ed 1251 il Friuli vive il periodo di massimo splendore del patriarcato, che precede però un lento ma inesorabile declino. Gli anni compresi tra il 1381 ed il 1420 sono anni di decadenza, causati da uno spirito di "fazione", odio e vendetta tra i comuni friulani, in particolare tra quelli di Udine e Cividale. Il 7 giugno 1420 dopo una strenua difesa, l'esercito veneziano entra nella città di Udine; subito dopo cadono Gemona, S.Daniele, Venzone, Tolmezzo: è la fine dello stato patriarcale friulano. Il Friuli annesso alla Serenissima Repubblica si trova in balia delle incursioni turche: sono centinaia i paesi dati alle fiamme tra il 1472 ed il 1499. L'inizio del cinquecento è segnato da moti contadini, terremoti e pestilenze quindi da carestie (la più famosa sarà comunque quella del 1629). Tra il 1797 ed il 1866 il Friuli è occupato, con alterne vicende, da francesi ed austriaci. Il 26 luglio 1866 truppe italiane entrano ad Udine accolte dalla popolazione festosa. Oggi sono in molti a vedere anche gli italiani come conquistatori.

Veduta del Friuli
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