AltroFriuli vota NO!

Il referendum del 4 Dicembre, sottoporrà i cittadini alla scelta tra centralismo o pluralismo.

La riforma Renzi/Boschi tende infatti a stravolgere l’impianto della Costituzione basata su principi di partecipazione democratica, rappresentanza politica ed equilibrio tra i poteri. La riforma, Renzi/Boschi è pensata per concentrare il potere nelle mani dell’esecutivo, ridurre la partecipazione democratica oltre ad incide sulla sovranità popolare e sulla rappresentanza. Insomma una riforma con chiare tendenze centraliste, anti-regionaliste.

Se passasse la riforma, oltre una ventina di materie concorrenti tra Stato e Regione diverrebbero di esclusiva competenza degli apparati statali. E’ vero che, per le Regioni a statuto speciale come il Friuli, il trasferimento di tali competenze non sarebbe immediato, tuttavia la riforma condurrebbe inevitabilmente alla revisione degli statuti speciali, quindi ad una “rinegoziazione” delle competenze con lo Stato italiano. Il rischio di perdere “pezzi” della nostra specialità (non garantita da accordi internazionali come invece quella dell’Alto Adige) è pertanto reale.

A tutto ciò si aggiunge l’introduzione della “clausola di supremazia”, che consente alla legge dello Stato, su proposta del Governo, di intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dell’interesse nazionale. Con questa clausola l’autonomia delle Regioni verrebbe di fatto annullata.

Quanto suddetto sarebbe già sufficiente per votare convintamente NO!. Tuttavia, senza tediarvi troppo, ci preme sfatare alcune “favole” che si raccontano in giro.

Il Senato viene abolito.

NON E’ VERO. Verranno nominati nuovi senatori, scelti tra i sindaci e consiglieri regionali, oltre a quelli nominati dal Capo dello Stato. I Senatori, in pratica, saranno “part-time” (!). Non verrà neanche superato il “bicameralismo perfetto” poiché il Senato avrà sempre la possibilità di proporre modifiche alle leggi. Su una serie di temi, come la riforma della Costituzione e le autonomie locali, il Senato manterrà una competenza identica a quella di oggi, per cui andrà ancora adottata la procedura bicamerale.

Il “nuovo Senato” ricalcherà il “modello tedesco”.

NON E’ VERO. In Germania i membri del Bundesrat sono vincolati al mandato ricevuto dai governi dei Länder di provenienza. Nella riforma Renzi/Boschi, invece, i senatori non hanno alcun vincolo di mandato rispetto alla regione di provenienza. Sono, quindi, unicamente espressioni delle loro appartenenze politico-partitiche.

Diminuiscono i costi della politica grazie al “nuovo Senato”.

SOLO IN MINIMA PARTE. Il Governo Renzi parla di diverse centinaia di milioni di euro di risparmio all’anno, tuttavia la Ragioneria Generale dello Stato ha indicato una cifra poco distante dai 57 milioni di euro. Continueremo, infatti, a pagare la gran parte dei costi del Senato, la gestione degli immobili e dell’intera struttura, i servizi, il personale … Considerate che il Governo Renzi non avendo accorpato il referendum sulle trivelle con il voto per le amministrative, ha speso (circa) 300 milioni di euro in più.

Viene garantita la sovranità popolare e viene garantito l’equilibrio tra i poteri costituzionali.

BEN POCO. Insieme alla nuova legge elettorale (Italicum), già approvata, la riforma espropria parte della sovranità al popolo e la consegna a una minoranza parlamentare che, grazie a un premio di maggioranza (che alcuni sostengono incostituzionale per come pensato), avrà accesso a tutti i poteri. Grazie al combinato disposto tra riforma e nuova legge elettorale, infatti, il Premier potrà scegliersi il Presidente della Repubblica a lui più congeniale, i membri della Consulta e del Csm di nomina parlamentare, i componenti delle Autorità indipendenti, finanche l’amministratore delegato e il Cda della Rai.

Le leggi si faranno più velocemente.

MAH! Se l’Italia è il paese al Mondo con più leggi, significa che il parlamento non è proprio così lento. Con la nuova riforma, saranno una decina le modalità possibili di approvazione di una legge. Il che porterà non solo a una serie di rimpalli, ma anche a conflitti sul suo iter. Per alcune materie il Senato manterrà la funzione legislativa paritaria (“leggi bicamerali”), negli altri casi potrà proporre modifiche per una seconda lettura alla Camera. In molti casi la Camera, per approvare le leggi senza conformarsi al parere del Senato, dovrà riapprovarle a maggioranza assoluta (quindi, non basterà quella dei presenti in aula). Giudicate Voi.

Viene Ampliata la partecipazione popolare diretta.

NON CI SEMBRA PROPRIO. Seppur vero che viene abbassato il quorum che rende valido un referendum (equivalente alla maggioranza dei votanti nelle ultime elezioni politiche) questo vale solo per quesiti che siano sostenuti da ben 800.000 (!) firme. Al contrario, vengono triplicate (da 50.000 a 150.000) le firme necessarie per presentare disegni di legge di iniziativa popolare. Infine, viene ribadito che i referendum possono essere solo di natura abrogativa e non su tematiche cruciali per la nazione, quali la ratifica dei trattati internazionali e le leggi tributarie e di bilancio. Ah!

Vi ricordiamo che il 4 Dicembre, non c’è quorum. Pertanto, il referendum sarà valido indifferentemente dal numero di votanti.