Manifesto

Il “manifesto” di Altro Friuli

All’inizio del secolo XIII°, il Friuli, era lo Stato più ampio dell’Italia settentrionale. Nonostante non si trattasse di un vero e proprio Stato sovrano, ha rappresentato una delle forme più mature di organizzazione politica unitaria ed accentrata sorte, nel Medioevo, in Europa. Aveva un proprio Parlamento (1231-1805), il più antico d’Europa insieme a quello d’Islanda. La lingua maggiormente diffusa era quella “friulana”. Anche la bandiera, simbolo per eccellenza della memoria ed identità di un Popolo, si può annoverare tra i simboli nazionali più antichi del vecchio continente (1334).

A partire dall’Anno Mille, all’unità del territorio (il cosiddetto Friuli Storico) si affiancava un’unità etnico e culturale che poteva essere definita, semplicemente, “friulana”. In realtà, già alcuni secoli prima, il Ducato del Friuli si dimostrò così nazionalista da creare uno “Stato” all’interno dello stesso Regno longobardo. Fu così che alla caduta del Regno ad opera di Carlo Magno, l’ultima resistenza al potere Carolingio fu proprio quella friulana: sul Piave, di fronte ad un esercito almeno dieci volte più numeroso, il Duca Rotgaudo tentò un eroica ma vana difesa.

Ernst Renan, filosofo francese, considerava la Nazione come il principio spirituale di un Popolo. Secondo questa tesi, la Nazione esiste finché trova posto nella mente e nel cuore delle persone che la compongono. Questo “comune sentire” ha resistito fino alla metà del Novecento. La ricostruzione post-bellica, l’industrializzazione, quindi la globalizzazione e la più recente immigrazione hanno, di fatto, tristemente mutato le antiche consuetudini del Popolo friulano. Una metamorfosi forse inevitabile, che ha portato fatalmente al tramonto di molte tradizioni e che ha scalfito, di fatto, la nostra identità. Un fatto grave, se pensiamo che l’identità è la memoria di un Popolo.

Nel corso della storia, troppo spesso il “particolare” si è scontrato con l’interesse comune. Così nel Medioevo, lo stato patriarcale è stato indebolito dallo spirito di “fazione”, odio e vendetta tra gli stessi friulani. Oggi, decine di differenti associazioni, comitati e movimenti friulanisti dibattono senza trovare unità di intenti, indifferenti del fatto che l’identità friulana sta lentamente scomparendo, soggiogata dalla globalizzazione, dal multiculturalismo, dall’immigrazione incontrollata. Problemi, peraltro, non risolvibili in ambito locale. Ecco perché chiedere a gran voce maggiore decentramento e federalismo a uno Stato italiano “azzeccagarbugli” capace di un corpus normativo di circa 75.000 leggi (rispetto alle 3.000 della Gran Bretagna ed alle 5.500 della Germania) ma spesso impotente di fronte alle sfide del quotidiano.

Senza un sussulto identitario, presto ci troveremo emarginati come più volte la storia ci ha raccontato. Cure sanitarie adeguate, lavoro, sicurezza, controllo dell’immigrazione, sono richieste alle quali uno Stato moderno dovrebbe dare pronte risposte.

L’immigrazione incontrollata è forse il pericolo più grande. Non sappiamo integrare, ed è così che ci limitiamo ad ospitare. Questo, di fatto, configura un rapporto di convivenza e non di assimilazione: il rischio è di ritrovarci presto “stranieri” nella nostra terra.

E’ probabile che il futuro del Friuli si “giocherà” a Roma. Alle prossime elezioni, dunque, valutate bene per chi votare. Noi, comunque, non saremo della disfida. Saremo impegnati a narrare ai più giovani le gesta di condottieri, a raccontare le storie di un Popolo dal nobile passato; saremo impegnati a mantenere vivo l’amore per una Nazione chiamata Friûl. Saremo impegnati a ricordare quello che a molti farebbe invece comodo far dimenticare.

La pensi anche tu così? Teniamoci in contatto!

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